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DOI 10.1709/2030.22064 Scarica il PDF (644,3 kb)
Trapianti 2015;19(3):124-129



Le mani nuove di Zion.
Primo doppio trapianto pediatrico di mani al mondo








I
l team multidisciplinare che ha partecipato all’intervento rendendolo possibile è stato guidato dal dott. Scott Levin, direttore del Dipartimento di Chirurgia ortopedica al Penn Medicine, direttore dell’Hand Transplantation Program presso il CHOP e professore di Chirurgia (Divisione di Chirurgia plastica) alla Perelman School of Medicine dell’Università di Pennsylvania.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Philadelphia e parlato con lui dell’intervento su Zion.


Dott. Levin, considerata la complessità di questo trapianto bilaterale di mani, quale team è stato necessario per portare a termine l’operazione, come sono stati selezionati i componenti e come sono stati formati al lavoro di équipe?
Realizzare un allotrapianto composito vascolarizzato richiede un team di medici con conoscenze in trapianto di organo solido e chirurghi della mano con una formazione sia in chirurgia ortopedica che plastica. Il team ha incluso 10 chirurghi: 5 erano chirurghi ortopedici della mano e 5 chirurghi plastici, tutti i chirurghi coinvolti avevano esperienza come microchirurghi. Il team ha incluso Abraham Shaked, direttore dell’Istituto di Trapianti della Università della Pennsylvania e Matthew Levine che è uno dei chirurghi di trapianto di organi solidi al Penn. Abbiamo avuto un totale di 40 persone che si sono organizzate per portare a termine l’operazione, 10 di questi chirurghi, ma sono anche inclusi anestesisti e infermieri. Abbiamo fatto diverse prove, personalizzate per il nostro paziente. E le abbiamo fatte nel nostro Laboratorio di tessuto umano presso l’Università di Pennsylvania che è un laboratorio speciale designato allo sviluppo di tecniche e prove chirurgiche. È stato determinante per la nostra abilità di praticare effettivamente un allotrapianto di mano.










Ci sono state particolari difficoltà durante l’intervento?
Sì e no. L’operazione si è svolta, tappa per tappa, esattamente come l’avevamo pianificata. Siamo stati in grado di portarla a termine in 10 ore e 40 minuti, ma circa un’ora dopo la conclusione, sulla mano destra si è verificato un problema di tipo vascolare che ci ha richiesto di tornare in sala operatoria per riparare un arteria trombotica ulnare. Si è trattato di un problema nell’immediato post operatorio che abbiamo risolto rapidamente senza ulteriori problemi vascolari.

Lei ha dichiarato che “il successo del primo trapianto bilaterale di mano al Penn su un adulto, realizzato nel 2011, ci ha fornito le basi per adattare le intricate tecniche e gli schemi coordinati necessari per compiere questo tipo di complessa procedura su di un bambino”. Possiamo immaginare che ci sono differenze in questo tipo di intervento tra un adulto e un bambino ricevente l’organo: differenze tecniche, cliniche ma anche emotive…
Una cosa è l’idea di un paziente adulto con un arto mancante che ha vissuto gran parte della sua vita adulta con le mani e poi le ha perse, altra è questo bambino che ha perso le mani all’età di due anni. Un genitore che deve immaginarsi il suo bambino per sempre privo di mani: questo è un enorme problema che ora possiamo risolvere. Gli aspetti tecnici di un’operazione del genere sono che le mani e le strutture sono più piccole, ma è pur vero che il nostro team ha grande esperienza di microchirurgia pediatrica, rimpianto pediatrico e trapianto di tessuto pediatrico e pertanto siamo completamente a nostro agio con la microchirurgia in un bambino. Comunque, tornando alla questione emotiva, Zion è un bambino che non può fare cose che gli altri bambini fanno, per esempio giocare a baseball perché non può tirare o trattenere la palla in mano, arrampicarsi su strutture per bambini di quelle che si trovano nelle aree gioco attrezzate, o altre attività. Zion vorrebbe suonare la chitarra, per esempio, e non lo può fare. Vogliamo dare a questo bambino l’opportunità di inserirsi nella società, con mani normali
con cui impegnarsi nel mondo. Questa è una motivazione potente.




Quanto è stata importante la relazione con Zion e la sua famiglia?
L’aspetto più importante per qualsiasi paziente che riceva questo tipo di trapianto (adulto o bambino) è quello di poter contare su una famiglia che lo sostenga. È fondamentale che abbia il supporto, l’amore e l’interesse della famiglia. Zion ha una madre formidabile, molto dedita a lui e che ha sempre sostenuto il trapianto di mani. Le sue nuove mani permetteranno a Zion, speriamo, di essere indipendente nell’igiene, nel mangiare, nel vestirsi da solo dandogli il senso di indipendenza che non aveva prima.

Quanto tempo ci vorrà prima che Zion possa realmente usare le sue nuove mani?
Ora fa piccole cose, ma le sue funzioni continueranno a migliorare per mesi e mesi. Le sue dita si muovono e cominciano ad afferrare oggetti, sebbene credo serviranno diversi mesi prima di sapere quale sarà la funzionalità finale.




Cosa ha imparato personalmente da questa esperienza?
I progressi della chirurgia e dei trapianti avvengono da quando Joseph Murray condusse il primo trapianto di reni nel 1954.  Ed eccoci 61 anni dopo. Piuttosto che fare della “chirurgia ricostruttiva” possiamo fare quella che chiamiamo, secondo il Dr. Murray, “chirurgia repristinativa,” che è una nuova dimensione dei trapianti. Quello che impariamo è che se abbiamo la visione giusta per fare qualcosa, ci prepariamo diligentemente a farla, e abbiamo l’impegno di un team eccellente, possiamo realizzare un’operazione come questa. E allora i tuoi sogni diventano realtà.








Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-2510